Mercati —
Il Gaglioppo spiegato a chi non l’ha mai sentito
Tre anni di fiere fuori dall’Italia ci hanno insegnato che il problema non è il vino. È la prima frase che dici quando versi.
Per molto tempo aprivamo dicendo “è un vitigno autoctono calabrese”. Nessuno sapeva cosa farsene: metà delle persone annuiva per educazione e l’altra metà chiedeva se somigliava al Nebbiolo.
Adesso diciamo un’altra cosa: “è rosso, ma è pallido, e va servito fresco”. È una frase che disinnesca l’aspettativa sbagliata prima che il bicchiere arrivi al naso, e da quando la usiamo il numero di persone che torna al banco a fine giornata è più che raddoppiato.
Il resto — i Greci, il Krimisa, gli atleti di Olimpia — lo raccontiamo dopo, se chiedono. È una bella storia, ma non vende una cassa. La temperatura di servizio sì.
Sui mercati esteri oggi va un terzo della produzione: Germania e paesi nordici soprattutto, Giappone da due anni, Stati Uniti ancora no, e non per mancanza di interesse ma di volumi.
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